Il Progetto

Calimera, in greco “buongiorno” (o, più probabilmente, “bel posto”) è un comune della Grecìa Salentina, area ellenofona in provincia di Lecce, ed è situata lungo il percorso della via Traiana-calabra che collegava, già in epoca romana, Lecce (Lupiae) ed Otranto (Hydruntum). Storia, lingua, tradizioni, architettura hanno una marcata impronta greca che permea tutti gli aspetti della cultura materiale e immateriale. Centro molto vivace dal punto di vista letterario già nell’Ottocento, Calimera ha espresso i massimi studiosi di lingua e cultura grika, a cominciare da Vito Domenico Palumbo (1854-1918), ellenista, autore, ricercatore, poeta che, sull’onda lunga del Romanticismo, effettuò in quasi quaranta anni una poderosa ricerca linguistica sul campo, i cui esiti hanno costituito la base per le più rilevanti e complete pubblicazioni prodotte sulla letteratura di Minoranze Linguistiche in Italia.

Vito Domenico Palumbo ha seminato in un terreno fertile e dopo di lui hanno operato poeti, studiosi ed artisti come i Lefons (Pasquale, Vito, Antonio e Giuseppe), i Gabrieli (Giuseppe e Francesco, Orientalisti di livello internazionale), il fotografo Giuseppe Palumbo (l’”Alinari” del Salento), il pittore Michele Palumbo, allievo del Ciardo, Brizio De Santis e tanti altri.

Il centro abitato e i dintorni rivelano una presenza diffusa di iscrizioni incise in tre lingue (greco, latino e italiano) apposte sia su semplici abitazioni che su palazzi, in luoghi di culto e in luoghi di sosta per viaggiatori e pellegrini. Il contenuto delle iscrizioni spazia dal Cantico dei Cantici dell’Antico Testamento all’ Utopia di San Tommaso Moro, dalle Meditazioni di Bernardo da Chiaravalle ai Distici di Catone, dal Salmo 129-130 della Bibbia (Canto della speranza e del pentimento, da David) al Salmo 115 (da cui il motto dei Templari). E’ incredibile come in un piccolo paese del Salento si ritrovino concentrati i segni della saggezza e della fede presenti nella storia dell’Uomo.

L’architettura mostra archi catalano-durazzeschi, frantoi ipogei, un hospitale ed altri luoghi di sosta per i pellegrini diretti ad Otranto e Leuca, verso la Terrasanta. In alcune chiesette sono presenti testimonianze rilevanti della coesistenza pacifica dei riti greco e latino, qui documentata anche a distanza di parecchi secoli dal Concilio di Nicea che aveva sancito lo scisma. E ancora altari barocchi, edifici affrescati in stile liberty, opifici per la lavorazione del tabacco, ed altro.

La lingua grika costituisce il canovaccio attorno a cui si avviluppano gli elementi della cultura materiale e immateriale che, con il presente intervento, si vogliono ricercare, documentare e divulgare, mettendoli a disposizione di coloro che, vicini o lontani che siano, intendano conoscere una lingua e una cultura millenarie.  Ma non solo per conoscere il passato.

Il mare Adriatico ha qui la sua ampiezza minima, e questo fa del Salento un luogo perenne di transito e scambio tra popoli e culture. Affinché tutti si sentano a casa, così recita la pietra incisa che protegge la stele che Atene ha regalato a questa terra: “Zeni esù en ise ettù sti Kalimera”, straniera tu non sei qui a Calimera.

“Leggere le pietre” non significa solo leggere i testi incisi, ma anche le pietre “costruite” (edicole e chiese, palazzi e case a corte, opifici e monumenti, costruzioni e muretti a secco, aie) e le pietre “scavate” (frantoi ipogei, cripte, neviere, grotte, sistemi di approvvigionamento idrico, ecc).

Il centro abitato ed i suoi dintorni si configurano come un grande libro di pietra e l’intervento ha come obiettivo (anche grazie all’uso del QR-code) la realizzazione di un vasto museo diffuso