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Mulino a vapore

Nella croce de fuora seicentesca (attuale Piazza F.P. Gabrieli), il percorso viario urbano proveniente dal centro di Calimera si sdoppiava. A sinistra proseguiva per “li Maeri” dove si incontrava, dopo circa trecento metri, un imponente manufatto, un alto camino per emissione di fumi da combustione. Elemento di archeologia industriale, è ciò che resta dell’ottocentesco mulino a vapore, un’opera in realtà incompiuta, perché il mulino funzionò per alcuni anni a legna e poi fu dismesso.
L’alto camino è restato in funzione come … torre colombaia!

La sua imponenza, però, assieme a quella della torre campanaria e del fumaiolo dell’antico forno Pranzo nei pressi della piazza, ispiravano Vito Domenico Palumbo che, all’inizio del Novecento, tornava spesso da Maglie, dove dirigeva il Liceo Capece, a Calimera.
Scendendo dalle Serre, aveva davanti a sé la visione del paese disteso ai piedi del rilievo collinare nel quale, tra le casette bianche, i tre alti manufatti apparivano come alberi di una nave che al Palumbo sembrava puntare la prua verso la Madrepatria Greca.