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Cimitero Tardo-bizantino

In una campagna denominata amblasài (in griko “di San Biagio”), un’area approssimativamente quadrata è recintata con un muro in conci tufacei e malta, alto due metri e mezzo. Era stato un luogo di culto, trasformato successivamente in “aparo”, con alveari in pietra, poi in giardino con alberi da frutta, proprio per la sicurezza offerta dall’alto muro di recinzione.

Entrando dall’ingresso, posto ad est nel muro di cinta, si possono osservare, al centro dei due muri a sud e ad ovest, due edicole che ospitano ciascuna una effigie affrescata ed un piccolo altare in pietra che occupava interamente lo spazio interno alle nicchie (circa cm 100 di larghezza, cm. 70 di profondità e cm. 60 di altezza). Gli altari sono stati demoliti nel tempo da cercatori di “acchiature” (ritrovamenti, tesori), come purtroppo è successo spesso per cripte, edicole, chiese rupestri e rurali.

Nella edicola a sinistra era effigiata l’immagine di San Biagio, ormai quasi scomparsa, in quella di fronte è ancora visibile l’immagine del Crocifisso. Nell’affresco si può notare, in corrispondenza del braccio sini- stro, il monogramma XC (il Christos bizantino).

Il muro sul lato destro dell’edicola ospita una piccola nicchia dipinta. Un tempo era protetta da uno sportello di chiusura, come si evince dall’impronta lasciata nel muro che, nei tratti in cui è stato fissato il telaio, risulta sprovvisto di intonaco. All’interno del piccolo vano, una vaschetta in muratura, ben rifinita e intonacata, era forse destinata alla raccolta delle offerte o alla conservazione degli oli sacri.
All’esterno, in corrispondenza dell’ingresso, è ancora visibile una grande cisterna, coperta con conci disposti ad arco, che lasciano scoperto un vano di accesso di cm 60×60. Oggi arbusti e sterpaglie rendono problematico accedere al sito, per il quale sarebbe opportuno attivare una campagna di scavo, come ritiene il prof. Paul Arthur, di Unisalento.