
SERVAT AVARUS OPES
UPIBUS NON UTITUR IPSE
ATQUE ALIOS UTI QUI
CUPIUNT PROHIBENT
A. 1867 D.
L’AVARO CONSERVA LE RICCHEZZE
EGLI STESSO NON SE NE SERVE
E TIENE LONTANI COLORO CHE
DESIDERANO USARLE
A. 1867 D.
L’iscrizione è incisa in una lastra in pietra leccese fissata sul prospetto in corrispondenza del portoncino di accesso ad una abitazione. Il testo è tratto dai Poemi Latini nell’Utopia di Tommaso Moro, del 1516.
Il testo esatto recita:
CANIS IN PRÆSEPI AVARUS HOMO
In præsepe canis foeno nec vescitur ipse, / Nec sinit ut foenum qui cupit edat equus. / Servat avarus opes, opibus non utitur ipse, / Atque alios uti qui cupiunt, prohibet
L’iscrizione, nascosta da calcina, era del tutto illeggibile.
La pulizia effettuata nel 2015 ne ha consentito la lettura.
