Sull’imponente portale di accesso al palazzo Gabrieli troneggia lo stemma di famiglia ed una iscrizione latina recita:

SECURITATI ET NON FAS[TU]I A.D. 1830
PER LA PROPRIA SICUREZZA E NON PER SFOGGIO A.D. 1830
La famiglia Gabrieli si trova censita nel Libro delle famiglie nobili del Regno delle due Sicilie voluto da Ferdinando IV Re di Napoli, III Re di Sicilia e, dal 1816, con la fusione dei regni, Ferdinando I, Re delle Due Sicilie.
Lo stemma della famiglia Gabrieli, scolpito al centro dell’architrave, è descritto, nel testo ufficiale, come Elmo e visiera di ferro lucido, con le penne bianche; lo scudo tutto azzurro con il braccio di oro, e con lo giglio color naturale (T. XVIII, V. VIII, f. 142 – fam. 1110).
Non sono menzionate le tre stelle che compaiono nello stemma scolpito; probabilmente si tratta di possedimenti acquisiti dalla famiglia successivamente.
Lo stabile, una casa signorile con cortile del XIX secolo, è dotato di un bel giardino in cui è presente, inserita nel muro di cinta, una lastra in pietra leccese sulla quale sono incisi alcuni versi del Cantico dei Cantici, dall’Antico Testamento. Il testo è leggibile ed è leggermente mutilo nel primo verso. Alla fine del testo è riportato il richiamo alla sua provenienza (ultimi versi della IV Cantica, IV capitolo).


SURGE AQUILO
ET VENI AUSTER
PERFLA HORTUM MEUM
ET FLUANT
AROMATA ILLIUS CAN. IV.
LEVATI AQUILONE
E TU, AUSTRO, VIENI
SOFFIA NEL MIO GIARDINO,
E SI EFFONDANO
I SUOI AROMI. CAN, IV
(VENGA IL MIO DILETTO NEL SUO GIARDINO
E NE MANGI I FRUTTI SQUISITI)
