L’Hospitale, costruzione nella quale venivano ospitati pellegrini e viaggiatori diretti ad Otranto e a Leuca, veniva nominato per la prima volta nella Santa Visita di Mons. De Morra (1611). Era costituito a quel tempo da un unico corpo di fabbrica a piano terra, affiancato alla chiesa di Sant’Antonio (Visitatum fuit hospitale quod est propre ecclesiam Sancti Antonij consistens in uno membro terraneo mediocriter disposito).
Il primo intervento di ampliamento dell’Hospitale è del 1644, testimoniato da un’epigrafe sull’architrave al n. civico19:


[N]ISI LABOR[E] I[NF]ERRET MERCES INV[ITA]TI[S]
1644
SENZA LAVORO NON SI CONCEDE COMPENSO AGLI OSPITI
1644
Il piano terraneo nel 1759 subì una ristrutturazione e, sull’architrave al civico 23, fu inciso


PARVA SEDE[N]T SPATIO MAGNA PATE[N]T STUDIO
A.D. MDCCLIX 1759
LE PICCOLE COSE HANNO LA LORO NATURALE DIMORA NELLO SPAZIO, LE GRANDI SI MANIFESTANO CON L’INGEGNO
A.D. MDCCLIX 1759
Il complesso costituente l’hospitale fu ampliato gradualmente fino alla Corte Sant’ Antonio, all’interno della quale c’è ancora, poco leggibile, una epigrafe incisa nel 1788 con l’indicazione della ædificatione, posta sull’architrave di una costruzione arretrata rispetto alla strada. Una seconda iscrizione, incisa più in basso, è stata picchettata su sollecitazione del proprietario in occasione di lavori di manutenzione dello stabile, come testimonia uno degli operai che hanno svolto tali lavori negli anni Settanta del secolo scorso.


ÆDIFICATA DEO NON ÆDIFICANTE [….IS]
CHRISTE DOMUM HANC [NOVAM] DE PICCOLA AE[D]ES
A 1788 D
EDIFICATO A DIO, O CRISTO, QUESTO PICCOLO TEMPIO, NON CASA COSTRUITA PER NOI
Nell’Anno del Signore 1788
Da segnalare la vicinanza tra il testo dell’epigrafe ed il motto del Venerabili Ordo Sancti Sepulchri (dal Salmo 115, nella Vulgata 113 b) Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam (Non a noi Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria).


Il vano di affaccio sulla strada mostra due archi, attraverso i quali era possibile far transitare anche i carri dalla strada al cortile interno. Il portale nel prospetto sulla pubblica strada è di stile catalano-durazzesco, della fine del XVI sec.
Successivamente, nel manufatto originario dell’hospitale contiguo alla chiesa, al civico 23, fu edificato il primo piano. Sull’architrave della finestra è incisa la data del 1792.


ADSIS DEXTRA MARIA VELUT MIHI DEXTERA ADHÆRES
STABO EQUIDEM TANTO FIRMA PATROCINIO 1792
SII A ME FAVOREVOLE MARIA, COME SEI VICINA ALLA MIA DESTRA, STARÓ CERTAMENTE SICURA CON UNA COSÌ GRANDE PROTEZIONE 1792
Ai lati della finestra, due mensole recano inciso il fiore della vita (fiore a sei petali come i sei giorni della creazione del mondo, inserito in un cerchio che indica la perfezione del mondo creato da Dio).

Il fiore della vita è stato ritrovato in otto punti differenti a Calimera. E’ un segno particolare, un simbolo che caratterizza molti luoghi di sosta per pellegrini e, prima, per cavalieri.
Calimera non aveva un luogo di sosta, ma “era” un luogo di sosta, e lo è stato nei vari periodi storici. Poco distante, lungo la Traiana-Calabra, c’era la stazione di posta romana (la mutatio Ad Duodecimum). Dopo il Mille venne il tempo delle Crociate, periodo in cui fede ed affari mescolati assieme disegnarono pagine di storia non ancora del tutto esplorate. L’Europa e l’Italia definivano itinerari che per la maggior parte portavano nel Salento, dai cui porti ci si imbarcava per andare a “liberare” la Terrasanta. Ai Cavalieri si aggiunsero i pellegrini e il Salento rafforzò la sua funzione di cerniera tra Oriente ed Occidente.

