
Nel XVI secolo a Lecce era già venerato Sant’Oronzo, primo vescovo della città.
Protettrice della città era stata, fino a quel periodo, Santa Irene, di origine greca. Dopo il Concilio di Trento, fu imposta dalla Chiesa una rigida applicazione delle indicazioni venute dal Concilio; in città e paesi si sostituivano talvolta i Santi Patroni e si cambiavano titoli alle chiese. Il Patrocinio della città di Lecce passò da Sant’Irene ai Santi Oronzo, Giustino e Fortunato, vissuti nel primo secolo dopo Cristo.
La terribile peste del 1656 colpì tutto il Salento e la popolazione di Lecce si rivolse per aiuto a Sant’Oronzo. Come ringraziamento al Santo per lo scampato pericolo, fu commissionato al pittore Giovanni Andrea Coppola un dipinto, posto in opera nel 1658. La tela con l’effigie di Sant’Oronzo decapitato e con la palma del martirio mostrava sullo sfondo la città Lecce e, nel cielo sulla città, un angelo con la spada che scacciava il flagello della peste.
Calimera, che aveva come protettore San Brizio, scelse Sant’Oronzo come secondo protettore e fu dipinta da Coppola, o da suoi allievi, una tela analoga a quella presente nella Cattedrale di Lecce.
A prendersi cura dell’altare fu l’arcidiacono Oronzo Dianoti, come è riportato nel fastigio.

D·O·M·
DIVO ORONTIO PROTOPRÆSULI
AC PROTOMARTIRI LICÆNSI PAU-
LUS ORONTIUS DIANOTI
I(n) N(omine) D(omini) CALIMERÆ ARCHIDIACO-
NUS SACELLUM HOC ÆRE SUO
IAMDUDUM EREXERAT
ANNO TANDEM MDCCIII
INSTAURAVIT
A DIO OTTIMO MASSIMO
AL DIVINO ORONZO PROTOVESCOVO
ED ANCHE PROTOMARTIRE LECCESE PAO-
LO ORONZO DIANOTI
IN NOME DEL SIGNORE ARCHIDIACONO DI CALIMERA
QUESTO ALTARE A SUE SPESE AVEVA ERETTO GIA’ DA TEMPO
NELL’ANNO 1703 INFINE
RICOSTRUIVA
