A Calimera erano in funzione parecchi frantoi ipogei, padronali o di uso pubblico. In genere erano padronali ma svolgevano entrambe le funzioni. Nel centro storico erano almeno tredici quelli ipogei, i più antichi, disposti lungo i vichi (de li Montenari, de li Costantini e de li Maeri)

Di essi, uno è stato recuperato e consolidato, nel secolo scorso, dal proprietario Antonio Rescio (vedi la scheda 50), altri, colmati, rivedono la luce in occasione di crolli dovuti a piogge. Nella seconda metà del secolo scorso è crollata la copertura di un frantoio vicino al municipio, e nella voragine apertasi finì l’auto di Giovanni Corlianò

Non è stato l’unico crollo dovuto all’acqua piovana. Il più recente si è avuto nel frantoio “delle due sentine” (in via Giovanni XXIII), detto così perché era dotato di camminamenti che lo collegavano con un altro ipogeo. Nel dicembre 2006 un crollo della volta causato dalla pioggia ha svelato l’esistenza dell’ipogeo. All’interno, vari ambienti fanno da corona al vano circolare che ospita la macina attorno alla quale sono disposti torchi e vani di servizio.



In un incontro con i Funzionari della Soprintendenza ai Beni Culturali, il Comune si è impegnato a procedere al rilievo ed alla elaborazione del progetto di recupero. Intanto, una macina sistemata all’esterno sia un monito ed un incentivo al recupero, più che un monumento funebre al frantoio. All’esterno del paese sono ancora presenti due frantoi ipogei, distanti ciascuno poco più di un chilometro dal centro abitato. A nord, al confine tra i feudi di Calimera e Castri, in proprietà Ingrosso, uno scivolo immette in un ampio vano di forma rettangolare con al centro la vasca di spremitura e la pietra da macina. Su tre lati del grande vano si succedono la stalla con le mangiatoie per gli animali, ampi depositi di accumulo delle olive (sciave), gli spazi per il pranzo e il riposo dei frantoiani (che costituivano la ciurma). Scavato in un banco calcareo friabile, il frantoio è stato abbandonato negli ultimi decenni, ma l’attuale proprietario vorrebbe recuperarlo.


A sud, poco distante dalla Mandra, un altro frantoio ipogeo è ormai inagibile per i rovi che ostruiscono l’ingresso. Nel banco roccioso di copertura si vedono alcuni fori, protetti da lastre di pietra; sono i condotti di collegamento alle sciave nei quali si versavano le olive da spremere.

