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Cappella della Madonna di Costantinopoli

La seicentesca cappella, che un tempo si trovava fuori dal centro abitato, era inserita nel percorso viario che, alla base delle serre, proveniva da Lizzanello e proseguiva poi per Martano.
Edificata nel 1603 dal committente Scipione Candelieri (prete greco sposato, rappresentato in preghiera nell’affresco, assieme alla moglie) la cappella fu demolita negli anni Settanta del secolo scorso. Su insistenze degli abitanti della strada, degli affreschi che la decoravano fu recuperato il più importante, molto significativo per gli elementi che lo compongono.
Alla base del dipinto della Madonna di Costantinopoli con il Bambino in braccio, si può notare una chiesa dalla quale fuoriescono alte fiamme e per molto tempo gli abitanti del paese hanno supposto che la scena si riferisse ad un incendio che aveva interessato la Parrocchiale di Calimera. Ma la chiesa in fiamme è un attributo che è frequentemente abbinato all’immagine della Madonna di Costantinopoli, in molte sue rappresentazioni non solo nella Grecìa Salentina (Carpignano, Soleto, Melpignano ed altri comuni) ma anche in tele ed affreschi in luoghi lontani dal Salento, ad esempio a Biccari, in provincia di Foggia. L’immagine della chiesa in fiamme non può quindi riferirsi ad un evento che ha interessato Calimera, ma riguarda la violazione sacrilega della grande Cattedrale di Santa Sofia a Costantinopoli, presa dai Turchi nel 1453.

Altro elemento interessante dell’affresco è la presenza di due santi vescovi ai lati della Vergine: Sant’Eligio, vescovo francese protettore degli orafi (è rappresentato con anelli alle dita) e dei maniscalchi (sono visibili il cavallo, la staffa, l’incudine) vestito con paramenti occidentali ed il profeta Elia, vestito all’orientale, che prevede il futuro ed indica le nuvole che si addensano nel cielo, presagio della fine del rito greco nell’area. Entrambe le immagini dei santi hanno la stessa altezza, quindi è sottolineata la medesima dignità tra rito latino e rito greco.