Edificata nel XVI secolo dal Feudatario Francesco Maria Bucali ai margini dell’antico Bosco di Calimera, la chiesa di San Nicola è stata citata per la prima volta nella S. Visita di Mons. Lucio De Morra (9 luglio 1608):
Ecclesia Sancti Nicolai
Deinde visitavit Ecclesiam Sancti Nicolai de jure ordinario Capellano vacantem.
Ecclesia ipsa est magna noviter constructa ex devotione Francisci MariæBucali olim Baronis dicti Casalis quæ bene se habet in parietibus, sed tectum indiget reparatione, quod reparari hortatus est. Habet unum Altare lapideum absquam scabello: et sunt depictæ nonnullæ SS. Imagines. Habet duas januas, unam Boream, alteram occidentem versus, quæ claudi (posset). Habet obligationem, ut dixerunt, celebrandi Missas quindecim quolibet anno.
Era de jure ordinario, edificata da poco ed aveva grandi dimensioni.
Si presentava in buone condizioni, ma il tetto necessitava di riparazione. Nella chiesa c’era un solo altare di pietra e non erano dipinte S.S. Immagini. C’erano due porte, a nord e ad ovest.
Il Barone Bucali aveva anche dotato la chiesa di Beneficio. Per un importo di 15 ducati, il prete di rito greco Delfino Palumbo, che si occupava anche della cappella di San Vito, aveva l’obbligo di celebrare quindici messe all’anno nella chiesa di San Nicola. Il religioso, che aveva a carico moglie e parecchie figlie, conduceva una vita grama e si accordò con il barone Bucali sulla parola, senza redazione di scritture. Erano tempi duri per i preti greci!
Nella chiesa di San Nicola, l’architrave sulla porta d’ingresso mostra incise le seguenti parole:

“D ∙ O ∙ M
DEIPARÆ A GABRIELE ARCHANGELO ANNVNCIATÆ
FIDELIUM DICAT EXCITA CHARITAS AN DNI 1608 (1698?)
A DIO OTTIMO MASSIMO
ALLA MADRE DI DIO ANNUNCIATA DALL’ ARCANGELO GABRIELE
LA CARITA’ DEI FEDELI DEDICA, SPRONA
NELL’ANNO DEL SIGNORE 1608″
L’anno inciso nell’iscrizione sembra il 1608, modificato poi in maniera approssimata in 1698.
Ma nel 1608 il titolo della chiesa, riportato nel verbale della Visita Pastorale di Mons. De Morra, è ancora quello di San Nicola, non della Annunciata, quindi sarebbe da accettare come valido l’anno 1698, anche se scolpito in un modo che lascia forti dubbi!
Nel 1755 il luogo di culto era registrato (nel verbale della Santa Visita effettuata a giugno da Mons. Nicola Caracciolo) come « Chiesa, ovvero Cappella, sotto il titolo della B.V. dell’Annunciazione ». Era quindi cambiato ormai con certezza il titolo e la chiesa aveva le pareti interne decorate.

L’editto napoleonico di Saint Cloud, del 12 giugno 1804, vietava, per ragioni igieniche, di seppellire i defunti nei cimiteri esistenti sia nelle chiese che nell’area antistante ad esse. Dovunque furono creati i nuovi cimiteri fuori dai centri abitati. La gente non vedeva di buon occhio il seppellire lontano i propri congiunti ed allora, per eliminare questo dissenso diffuso, i nuovi cimiteri furono realizzati in prossimità di luoghi già in qualche modo sacri (chiese, edicole votive, cripte) ed a Calimera fu costruito il Campo Santo nei pressi della chiesa dell’Annunciata, nel casale omonimo, oggi scomparso.
