L’arco catalano-durazzesco è un arco particolare, a tutto sesto, che caratterizza molti centri storici del Salento, a Lecce e in tanti comuni. E’ il risultato della influenza stilistica catalana ed albanese, per la presenza nel Salento, soprattutto nel Cinquecento, di occupanti spagnoli e di nuclei di albanesi, anche al seguito degli eredi di Giorgio Castriota.
A partire dal 1662, a Calimera è documentata la presenza dei Castriota.
Nello “Stato delle Anime” del 1765, è registrata nella prima casa in Vico della Concezzione, volgarmente detto Li Maeri, la famiglia del Nobile vivente D. Nicola Castrioto, benestante, giunta da Gagliano di Leuca nel 1662. Il primogenito D. Giovanni Castrioto, fratello di Nicola, nel 1755 si era spostato a Gallipoli, dove risiedeva. A Calimera viveva da vent’anni, assieme a Nicola Castrioto, di 46 anni, un servitore, Vincenzo Malorgio di 35 anni da Martignano ed anche un ragazzo diciassettenne, Gioseppe, acquistato come schiavo tre anni prima, il quale aveva acquisito il cognome di Castrioto (si trattava quindi, sostanzialmente, di una specie di adozione).


Le proprietà della famiglia Castriota erano ancora ingenti all’inizio del ‘900 e comprendevano un isolato nel centro abitato (i “Giardini Castriota”), frazionato in oltre trenta particelle comprendenti case e giardini, ed una notevole estensione fondiaria passata ai Vernazza (vedi lo stemma dei Castriota con l’aquila bicipite nell’arco monumentale in pietra all’uscita da Calimera verso Castrì).


Vari archi di stile catalano-durazzesco sono presenti a Caliimera; alcuni esempi in:

p. F.P. Gabrieli, 14

v. Mayro, 41

v. Montinari

v. Costantini, 2

p. Caduti

v. Costantini, 22
