Il portale interno al cortile di una abitazione in via Salvo D’Acquisto è decorato con un architrave di fine XVI – inizio XVII secolo. Tanto è bastato per spingere Ghetonìa a ripulire l’architrave che, per fortuna, non era stato demolito con il resto della costruzione in occasione della apertura della nuova strada, nella seconda metà del Novecento.
All’interno di ciò che sopravvive della costruzione “sezionata”, sono visibili anche un deposito per il grano (la cui porticina è conservata presso la Casa-museo della Civiltà Contadina e della Cultura Grika) e, in sezione, la forma delle volte a stella in vari ambienti, documenti di pietra ormai da recuperare e valorizzare didatticamente assieme alla epigrafe seicentesca.



L’epigrafe riporta il testo PER OMNIA BENEDICTUS DEUS MVCXV ed è parte di un versetto della Bibbia (Libro II dei Maccabei, 17) che, integralmente, recita
Per omnia benedictus Deus qui tradidit impios!
Attraverso tutte le cose sia benedetto Dio che ha fatto perire gli empi.
La data del 1615 è indicata in modo anomalo, con il simbolo V (cinque) al posto di D (cinquecento).
L’epigrafe non dovrebbe però contenere un errore, ma una specie di “licenza poetica”, per vari motivi:
a) i Mayro (Maeri) che a hanno edificato ed abitato la casa, erano una famiglia nobile di origini ebraiche e non avrebbero commesso quell’errore banale ;
b) la qualità dell’incisione è ottima, migliore della qualità di molte delle incisioni presenti a Calimera e risalenti allo stesso periodo;
c) nessuna delle altre epigrafi coeve, pur scolpite con mano molto meno qualificata, contiene il medesimo “errore”
d) esaminando il testo, non possiamo essere indotti in errore nella lettura perché la data incisa non esiste, ha un senso se si sostituisce nella lettura la D (Cinquecento) alla V (Cinque).
