“Un piccolo ambiente voltato a botte attira l’attenzione di chi percorra la strada che, proveniente da Castrì e Vernole, attraversa la provinciale Calimera-Melendugno, sfiora il dolmen Plaka e si innesta nella strada campestre che dalla masseria San Biagio porta alla masseria dei Castrisani. La strada sembra terminare prima di quell’innesto, in corrispondenza di un antico incrocio con una strada che, proveniente da San Biagio, continua per le Foreste e prosegue per Roca. Era una strada di notevole traffico, poi la nascita della masseria San Biagio ha determinato l’interruzione del percorso stradale, che per un tratto di circa trecento metri è stato inglobato nei terreni della masseria. Un muretto in conci, in corrispondenza dell’incrocio, fa comprendere che è stata interrotta l’antica strada. Ma era importante non solo la strada, lo era anche l’incrocio. Nei pressi del quadrivio, croci greche e latine sono incise nelle pietre, anche di notevoli dimensioni, inglobate nei muretti a secco.
Segnalavano due presenze rilevanti, dal punto di vista religioso. Da un lato, la chiesa semiipogea di San Biagio e la cappella, di pertinenza della masseria, dedicata allo stesso santo, dall’altro lato segnalavano una costruzione che in alcuni testi è indicata come “neviera”, ma che non potrebbe esserlo stato per svariati motivi:
a) Le neviere erano ipogee o semiipogee, con il pavimento sottoposto al piano campagna per almeno un metro. In questo caso, il piano di calpestio è sottoposto per soli trenta centimetri
b) I muri fuori terra erano spessi, per evitare il rapido scioglimento della neve, mentre i muri della nostra costruzione sono spessi 25 cm, ed anche meno la volta a botte
c) Non veniva usata una porta di ingresso, almeno per le costruzioni fuori terra, perché avrebbe accelerato il processo di scioglimento della neve. In genere si sfilava un concio, si prelevava la neve e si richiudeva subito, per conservare bassa la temperatura. La costruzione che descriviamo ha un vano di accesso di dimensioni normali
d) Le croci, che si ritrovano spesso incise in costruzioni di vario tipo, o perché luoghi di culto o anche solo come richiesta di protezione divina, nelle neviere non avevano una presenza numerosa. In questo manufatto, l’intero prospetto è decorato da croci incise, greche e latine; ancora più particolare è la presenza di croci graffite all’interno, sui muri e nella volta, oltre che
nell’imbotto del vano di ingresso”



e) Lo spazio interno alle neviere era vuoto, utilizzato come deposito per la neve. Qui un sedile in pietra corre lungo metà del perimetro e non è stato realizzato in conci, ma è stato ricavato dalla roccia, in fase di scavo.
Ci sono alcune altre osservazioni da fare:

1) La campagna intorno è ricca di cave di estrazione di pietra. Tre lati del manufatto si affacciano sull’area di scavo di una cava. L’andamento del fronte di scavo ha seguito perfettamente il perimetro della costruzione, per un evidente segno di rispetto.

2) L’ingresso al manufatto si apre su uno spazio circolare sottoposto di circa un metro al piano campagna. La presenza di gradini lascia supporre che quel piano ribassato sia stato un luogo di incontro.

3) Nelle cartine dell’ I.G.M., il sito è segnalato con un piccolo quadrato in cui è inscritta una croce (alla stessa maniera è segnalata l’edicola votiva di Santa Lucia, poco distante)
Nella prima metà del Novecento la costruzione non era più un luogo di culto ed è stata utilizzata come abitazione da una famiglia di contadini.
