• Luoghi di Culto

Cappella di San Brizio

Dal Liber primus Baptizatorum :

“Al suddetto protettore fu eretta una chesiola pochi passi lontana dall’abitato colle limosine de’ divoti, nel luogo detto popolarmente l’opera di S. Brizio e si benedisse, la mattina del dì sedici del cadente Aprile con licenza di Monsignor Arcivescovo in quest’anno 1771”.

La chiesetta aveva il tetto con due spioventi, ed era ricoperto con tegole. Accanto al luogo di culto possiamo vedere la casetta dell’oblato, con all’esterno la pila per lavare i panni e con il camino del focolare.

Poggiata al tronco di un albero, è visibile una bicicletta. Tenendo conto che un secolo fa il centro abitato era distante dalla chiesetta e che le bici erano preziose, dobbiamo dedurne che la bicicletta non era poggiata là per caso, ma che si trattava con buona probabilità del mezzo di locomozione utilizzato da Giuseppe Palumbo, il grande fotografo e ricercatore calimerese che ha percorso con la bicicletta in lungo e in largo il Salento nella prima metà del Novecento per documentare architettura, lavoro, tradizioni, riti. Dalla sua fototeca, donata alla Provincia di Lecce, proviene la lastra con l’immagine qui riprodotta.

L’antica cappella di San Brizio, edificata nel 1771, fu sostituita a metà del Novecento, nella stessa area, dalla attuale chiesa. Il nuovo altare ed il restauro della settecentesca tela che lo adorna furono donati da Francesco Pantaleo Gabrieli, Giudice Costituzionale che fece arrivare da Tours a Calimera la nuova reliquia di San Brizio. Altri fedeli donarono le panche con inginocchiatoi e Lucia Maggiore offrì la vetrata con l’Annunciazione, che si trova sulla porta di ingresso.

Nel 2002 è stato costruito e donato il campanile da Nicola e Brizio Montinari.

Se quello illustrato nella tela è il primo miracolo, o prodigio, attribuito a San Brizio, l’ultimo ha riguardato il ritorno a casa di un soldato di Poggiardo finito in una tormenta di neve durante la ritirata di Russia, nel secondo conflitto mondiale. Non riuscendo a venir fuori dalla neve dalla quale era stato sommerso, egli temette di morire ma, all’improvviso, vide venirgli incontro un uomo che non conosceva, il quale lo aiutò a liberarsi. Gli chiese chi fosse e quell’uomo gli rispose che era colui che era stato spesso preso di mira nelle sue bestemmie, cioè san Brizio da Calimera. Al rientro in patria, il milite raccontò quanto gli era capitato ed a Poggiardo, suo paese natale, fu organizzato un viaggio in pullman a Calimera per ringraziare e onorare San Brizio nella cappella all’ingresso del paese.

Nelle foto, i pellegrini giungono presso la chiesetta, come si può dedurre dalla presenza dei fedeli saliti sul basamento della colonna vicina al tempietto. Nell’altra foto è presente alla cerimonia, assieme al miracolato ed alle autorità di Poggiardo, anche il Parroco di Calimera alla fine degli anni Quaranta, don Grazio Gianfreda.