Belgio, Germania, Svizzera, Francia e perfino il Sud Africa hanno accolto nel secondo dopoguerra gli emigranti calimeresi in cerca di un lavoro che la terra nativa non offriva. La pesante realtà lavorativa veniva addolcita dagli emigranti nelle descrizioni fatte ad amici e parenti. Gli alloggi in baracche erano descritti ai compaesani meravigliati come fossero residence per turisti, i turni di lavoro massacranti erano presentati come necessità organizzative dei nuovi benefattori stranieri.
Il ritorno a casa per la festa di san Brizio, a fine luglio, era l’occasione di incontro e scambio di esperienze. Era anche il momento della distribuzione di barrette di cioccolata, portate in dono a parenti ed amici per addolcire una realtà ben raccontata da Franco Corlianò nel suo componimento Klama, “Pianto”.
Tra i lavori pesanti ed usuranti ce n’era uno particolarmente duro, quello nelle miniere di carbone, nella Rhur in Germania o nei dintorni di Charleroi, in Belgio. Di tanto in tanto, il lavoro già duro diventava tragico per la morte o la menomazione fisica dei lavoratori (a Marcinelle c’è stato il più grande incidente sul lavoro, ma non è stato l’unico).


Nella foto dell’archivio di Brizino Tommasi, si riconosce, tra gli altri, il calimerese Giovannino Mi, minatore in Belgio

