Nel Libro primo dei Battezzati conservato presso la Parrocchia di San Brizio a Calimera, si legge a pag. 296, che:
“La colonna e gradinata di pietra leccisa colla croce sopra, fù fabbricata, esposta in mezzo la piazza di questa terra di Calimera nell’anno millecinque centosessantasette dico 1567”

Successivamente, la colonna fu spostata all’ingresso da nord a Calimera, nei pressi della cappella di San Brizio, in occasione della sua edificazione su largo Opera nel 1771. Per questo motivo, nell’uso popolare, la colonna è denominata anche colonna di San Brizio.
La colonna, a sezione poligonale, è sormontata da un capitello con quattro angeli sul quale poggia una palla di pietra ed una croce.


Ciò che non è immediatamente visibile è un piccolo fiore a sei petali, il fiore della vita, già fiore di Narciso nella mitologia. E’ inciso su di una faccia della colonna, ed è il primo di simboli analoghi che ritroviamo in otto punti diversi a Calimera, dall’Hospitale a palazzo Montinari nella via omonima, da palazzo Licci in piazza F. P. Gabrieli al frantoio ipogeo Rescio, fino alla corte in via Costantini 41, dove è abbinato ad un altro simbolo, la Croce di Lorena, ormai quasi illeggibile.
I fiori della vita funzionavano come segnali stradali, per indicare il cammino e i punti di sosta per cavalieri, viaggiatori e pellegrini. Erano diffusi a Calimera, che era luogo di sosta nel cammino verso Otranto e Leuca. Lo snodo tra i due percorsi era, già nel Seicento, l’incrocio al limite del centro abitato, la Croce de fuora, nei pressi della Cappella della Madonna di Leuca
