
Una piccola costruzione vicina al confine tra i feudi di Melendugno e Castrì spicca in una campagna brulla ed in attesa di piantumazione di nuovi ulivi, dopo il disastro causato dalla xilella.
Sulla porta d’ingresso un architrave reca inciso


SI SEGETES SATA TERRA DEDI DABO VINEA VINUM
ET MERITO PRIUS EST EDERE POST BIBERE ANNO D.NI 1715
SE (io) TERRA SEMINATA HO DATO LE MESSI, (io) VIGNA DARO’ IL VINO
E GIUSTAMENTE PRIMA C’E’ IL MANGIARE, POI IL BERE, NELL’ANNO DEL SIGNORE 1715
E’ una iscrizione parlante, un distico elegiaco molto bello per il quale possono esserci due chiavi di lettura: quella legata al senso letterale delle parole, in rapporto al lavoro dell’uomo, e l’altra simbolica legata all’Eucaristia (il pane e il vino). La seconda ipotesi è rafforzata dalla presenza diffusa di croci incise sulla parete esposta a mezzogiorno. Mi pare plausibile che si possa trattare di un luogo di sosta per far rifocillare pellegrini diretti a Otranto e Leuca. All’interno del vano c’è un focolare, ai cui lati sono graffiti un viandante ed una donna dal lungo vestito che sembra accogliere il viaggiatore vicino al camino; sul resto della parete sono graffiti navigli e strumenti musicali, oltre una tabula lusoria.
Altro elemento interessante è che di fronte al camino si apre nel muro interno una porticina, attraversata la quale si può salire, per mezzo di una rampa di scale, fino al tetto per lanciare un allarme, in caso di pericolo. Dall’esterno del manufatto non si può capire dove è posizionata la rampa di scale.



