• Architettura
  • Epigrafi

Costruzione a secco fortificata

Le costruzioni a secco troncoconiche e tronco piramidali ancora oggi punteggiano la campagna salentina. La diffusione dei furni (o pagghiare) è dovuta, in buona parte, alla frammentazione della proprietà terriera.
La masseria soddisfaceva le esigenze dei grandi proprietari terrieri, comprendeva un nucleo abitativo (per il proprietario o il massaro) e svariate pertinenze, come stalle, frantoi, recinti per animali, mulini.
Per soddisfare le esigenze dei piccoli proprietari bastavano semplici ricoveri, spesso realizzati dagli stessi contadini. Con la assegnazione agli abitanti di Calimera, nell’Ottocento, della terra tolta ai feudatari, nacque la necessità di avere ripari per ciascuno dei nuovi piccoli proprietari terrieri; le costruzioni a secco, presenti da secoli, aumentarono di numero. Ma non sempre i nuovi proprietari potevano, o sapevano, erigere costruzioni a secco, che richiedevano molta perizia. Erano rinomati i paritari di Martano, che personalizzavano i furni con una leggera bombatura nei muri inclinati delle costruzioni.

Tra Calimera, Vernole e Melendugno, esiste una costruzione a secco molto antica. Si tratta di un organismo articolato, dotato di un sistema di difesa simile a quello delle masserie (dotate di caditoie, ponti levatoi, scale retrattili, canali nascosti per l’approvvigionamento idrico). Una caditoia protegge l’ingresso e, nello spessore del muro, è ricavata una scaletta interna che porta alla sommità, da dove poter lanciare un allarme. Per accedere alla scaletta, che si sviluppa a partire dall’architrave dell’ingresso fino alla sommità, è necessaria una scaletta a pioli retrattile.

Il complesso è circondato da un alto muro di recinzione, elemento di difesa, oltre che recinto per gli animali (la curte). Nel cortile si affacciano ambienti realizzati nel tempo e si può notare la evoluzione delle tecniche costruttive. Il tutto è un gioiellino da recuperare e consolidare.