• Architettura

Dallo slargo alla piazza

Ancora oggi, a Calimera si usa l’espressione pame sti mesi per dire “andiamo in piazza”, ma in realtà si sta dicendo, in griko, “andiamo in centro”.

Calimera è nata all’incrocio tra i percorsi nord-sud (la via Traiana-Calabra) ed est-ovest (la strada Roca-Nauna, antico porto di Nardò). Il paese si sviluppò senza i vincoli della cinta muraria, come avvenuto, invece, a Carpignano, Martano, Soleto, Sternatìa, Corigliano. Ancora nel ‘400 gli abitanti a Calimera erano meno di cento; nel 1447 si contavano15 fuochi, nuclei familiari. In realtà, quella numerazione dei fuochi era carente, perché la popolazione viveva nel centro abitato ma, in parte, in campagna, per due motivi: per comodità (essere all’alba sul posto di lavoro) e per necessità (i fuochi sfuggivano alla numerazione ed il paese pagava meno tasse).

Per le necessità dei pochi abitanti nel paese era sufficiente un piccolo slargo nei pressi della chiesa Matrice. A caratterizzarlo erano, oltre la chiesa, il primo orologio pubblico, posto in corrispondenza della porta laterale nord della chiesa, la colonna votiva del 1567 (spostata poi nel 1771 sul largo Opera, vicino alla antica cappella di San Brizio, edificata in quegli anni), il Sedile (presso il quale nel Settecento si effettuavano, con il sistema della candela vergine, le vendite di beni rilevanti come le masserie) ed il primo caffè storico, il Caffè Napoli.

Caffè Napoli
Colonna Votiva
Lo slargo in cui confluivano vico del Carmine, vico de li Sette Dolori, vico de la Concezzione e vico Stretto
Torre dell’orologio e torre campanaria sulla Chiesa Matrice

Nel tempo si svilupparono nel paese altri spazi pubblici di aggregazione lungo l’asse nord-sud:

  • il largo Opera (poi parco della Rimembranza, quindi campo di calcio, oggi giardini pubblici)
  • il largo dei Miccoli, dove sorse un piccolo quartiere artigianale e dove fu poi spostato il monumento ai Caduti in guerra
  • la piazzetta del Crocifisso
  • la seicentesca Croce de fuora, incrocio fuori dal paese, divenuto poi Largo Immacolata, dove la strada si biforcava. A sinistra, la strada costeggiava il bosco, proseguiva verso la Madonnella a Martano, Carpignano, S. Marina di Stigliano e, lambendo gli Alimini, giungeva ad Otranto. L’altra strada (via Leuca), partendo dalla chiesetta greca della Theotokos (o della Madonna di Leuca) saliva sulle serre e, innestandosi nella “via de lo carro”, proseguiva per Leuca (S. Maria de Finibus Terræ).

Nel Settecento, per l’aumento della popolazione erano necessari spazi pubblici adeguati (per feste, mercato, eventi politici). Lo slargo, già ridottosi per gli ampliamenti della Matrice, non era più sufficiente e si iniziò a modificare, rettificare ed ampliare il Vico del Carmine, poi Via Montinari.

L’ampliamento della pazza all’inizio del Novecento teneva conto della nuova strada per Martignano e della corte Ospizio, parte residuale del Vico Stretto. Sorsero nuove attività commerciali (ad ovest bottega di vino, macelleria, banca, negozio di tessuti e, a nord, farmacia, barbiere e puteca di vino). Nella piazza fu edificato il Monumento ai caduti nella Grande Guerra, impreziosito dalla statua della Nike, la Vittoria alata, realizzata da Antonio Bortone. Il più recente ampliamento risale agli anni Sessanta del secolo scorso e la funzione aggregativa della piazza si è ridotta e diluita lungo i porticati dei nuovi palazzi.

Oggi l’obiettivo è ridarle un’anima coerente con il suo passato, perché torni ad essere il cuore pulsante del Paese, in tutti i giorni dell’anno.