• Architettura

L’Ospizio

A Calimera, contrariamente a quanto avvenuto nei centri vicini, non c’è mai stato un convento. Ma i monaci cercantini che giravano nei paesi per elemosinare olio, noci, ecc., avevano bisogno di un luogo dove depositare ciò che veniva raccolto e, all’occorrenza, di un posto dove ripararsi dalla pioggia e fermarsi a dormire. Nascevano così gli “ospizi”, semplici povere pertinenze di conventi di paesi vicini. Erano costituiti in genere da una sola stanza, a cui talvolta si affiancava un riparo per gli animali da soma, mezzo di trasporto dei monaci. L’Ospizio di Calimera era pertinenza del convento dei Padri Cappuccini Mendicanti Regolari di Corigliano, sorto alla fine del XVI secolo e in attività fino all’Ottocento. Nella foto di Giuseppe Palumbo, la struttura del convento esistente ancora nella prima metà del Novecento.

La diffusione dei conventi era stata agevolata dai feudatari che volevano mostrare il loro fervore religioso e l’impegno nel processo di latinizzazione. A Corigliano era feudatario (1566-1594) Giovanni delli Monti che doveva ingraziarsi la Chiesa Latina per riscattare la cattiva fama della sua famiglia, macchiata dall’ accusa di eresia. Giovanni si adoperò per far venire a Corigliano i Francescani, che vi giunsero successivamente nel 1752 e realizzarono l’Ospizio a Calimera. Nell’Ottocento la struttura visse alterne vicende finché con legge 7 luglio 1866, il Governo Italiano  procedette all’esproprio dei beni ecclesiastici. L’Ospizio fu acquisito per essere destinato ad un uso pubblico. Il Comune di Calimera ne chiese l’assegnazione per insediarvi la scuola primaria. Dopo quattro anni, l’Ospizio veniva concesso al Comune, che però non aveva risorse per adeguarlo alla funzione di edificio scolastico. La scuola intanto venne ospitata nelle case dei maestri, poi nel vecchio municipio.

Alla fine dell’Ottocento, il Comune cominciò infine ad utilizzare l’Ospizio che, nel 1907, fu sede dell’unico seggio elettorale del paese. Durante il ventennio fascista, nel suo giardino, dotato anche di fossa per il salto in lungo, si svolgeva l’attività ginnica dei giovani fascisti.

Nel 1947 giungeva a Calimera il telefono e nell’Ospizio veniva ospitato il centralino pubblico, unico punto di contatto tra i calimeresi ed i concittadini emigrati per lavoro.

Nella cartina che segue, si può notare la destinazione d’uso dei vari ambienti nel tempo.

Alla fine degli anni sessanta del secolo scorso, lo stabile venne venduto dal Comune, che ne aveva già demolito l’arco di ingresso.

Il concio di chiave dell’arco, in cui era scolpito lo stemma dei francescani, finì in discarica. Recuperato dal capo-operaio del Comune, Nanduzzo Corlianò, oggi lo stemma può essere ammirato presso la Casa-museo della civiltà Contadina e della Cultura Grika e costituisce un tassello della storia di Calimera.