In una caratteristica “casa a corte”, il vano carraio (samportu) mette in comunicazione il cortile (avlì) e la casa retrostante (spiti) con la strada.
È una casa a corte “ricca”, sia perché edificata anche al primo piano, per il quale si conserva la tipica copertura ad embrici, sia per gli architravi nelle finestre di affaccio sulla strada, tipici del Seicento, impreziositi da epigrafi latine.
L’interno, come spesso avviene per le costruzioni a corte, è semplice nelle linee architettoniche e due delle tre iscrizioni che vi si ritrovano sono incise da mano meno esperta.
L’iscrizione incisa sul primo architrave è del 1612 e le altre sono dello stesso periodo (1612-1620)


CUNCTA A DEO PROCEDUNT
MDCXII
TUTTE LE COSE PROVENGONO DA DIO
1612
La seconda finestra mostra una iscrizione che invita alla prudenza:


NIL PROPRIUM DICAS QUOD MUTARI POT(EST)
NON RITENERE DUREVOLE CIÒ CHE PUÒ CAMBIARE
L’iscrizione riporta una delle tante Sententiæ di Publilio Siro (talvolta scritta nella forma nil proprium ducas quicquid mutari potest).
In corrispondenza delle lettere IU, sembrano incise, sopra le due lettere e con corpo ridotto, le lettere SI. Al termine della iscrizione si legge POT, col segno di contrazione (per POTEST)
In una iscrizione, posta sull’architrave della porta di accesso dal terrazzo al primo piano, è inciso:


SOLA HUMILITAS CORONA(BI)TUR MDCXII
SOLO L’UMILTÀ SARÀ RICOMPENSATA
Coronatur sta probabilmente per coronabitur.
Un testo mutilo, in parte degradato, è inciso in un concio posato sul terrazzo interno della abitazione. L’integrazione consente di rendere comprensibile il testo. In esso è insita la considerazione che le ricchezze affannano e rendono breve la vita:


(HOMINES INO)PIA FACIT LONGÆVOS
LA POVERTÀ RENDE GLI UOMINI LONGEVI
Infine, a completamento delle epigrafi, una data “rettificata” nell’Ottocento, è scolpita sull’architrave di una porta interna all’abitazione:


1620
1620
