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Altare di San Brizio

Dell’antica Matrice dedicata a San Brizio già all’inizio del XVI secolo, non resta molto. In particolare, degli affreschi che la impreziosivano ne restano due. Uno è quello dedicato a San Brizio (“la figura del Santo è fatta anticamente in pietra a fresco alla greca”), staccato e riposizionato al centro dell’Altare dedicato al Santo Protettore. Lo stesso copricapo dipinto nell’affresco è presente nella immagine scolpita ad alto rilievo nella pietra leccese ed incastonata all’esterno della parete dell’area absidale, proveniente da un precedente manufatto.

“Nella frontiera della Crocera di detto lato destro vi è l’Altare del glorioso S. Brizio Vescovo, e Protettore Titulare di detta Chiesa, e Patrono Principale di detta Terra; la sua Cappella è composta di quattro colonne di lecciso che s’innalzano fin sopra il Cornicione di detta Chiesa; sopra detta Cappella, e ne’ lati, com’anche in mezzo delle colonne vi sono sei statue di pietra leccisa tutte indorate; cioè nella parte superiore nella destra di detto Altare vi è la statua di S. Francesco Saverio, e nella sinistra la statua di S. Giambattista; dentro le colonne vi sono le statue di due sante Vergini, cioè nella destra la statua di S. Apollonia, e nella sinistra la statua di S. Orsola; e nei lati di detta Cappella la statua di S. Cataldo situata nella parte destra e nella sinistra la statua di S. Eligio.“

La venerazione per il santo vescovo di Tours, presente in maniera ridotta nel ‘500, aumentò nel secolo successivo fino a prendere grande vigore grazie ad un evento miracoloso verificatosi nella Chiesa Matrice. Dal Primo libro de’ Battezzati, o Liber secundus Baptizatorum:

“Nella chiesa parrocchiale di San Brizio. Addì sei, primo venerdi del mese di marzo, dell’anno milleseicentonovantanove, dico 1699, in Calimera.

Caduto un fulmine dalla parte collaterale, dovessi possò l’orologio, di cui abbruciò la sola corda di ferro filato, che attacca la mazza, ed entrato da un finestrino esistente sopra la porta piccola che guarda l’altare di San Brizio, serpeggiò tutta la chiesa piena di popolo, che ascoltando stava la prima messa, e girando lesto lesto, come se cercar volesse la persona e l’luogo, ove fermare si possa, posò in fine nel detto altare del Santo Protettore, ed ivi, a vista di tutti, quasi scherzando per picciol mezzo quarto d’ora, tra la sfera e l’cristallo, che difende effigiata la devota antica sua imagine, lasciò un segno nero in memoria di grazia così manifesta, che poi uscito dalla porta grande di detta chiesa si dileguò, lasciando sopra l’arco di detta porta una piccola scissura senza altra lesione.

Il popolo per tal benefizio fà celebrare in detto giorno nell’altare del Santo una messa, in cui, sebben votiva, si conta (…) e credo, ratione concursus.

Il suddetto popolo ad grati animi intravvenutus canta un’altra messa in onore del Santo per averlo liberato dal gran flagello del terremoto, accaduto addì 20 di febbraio dell’anno millesettecentoquarantatre 1743 e suonano nell’ora che accadde la campana a festa ad ore 23 e mezza.”

All’interno della teca in cristallo che protegge l’affresco di San Brizio erano presenti lettere autografe riguardanti il Santo, da tempo scomparse.