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Alle Tabacchine

Era il 13 giugno 1960 ed a Calimera, negli incroci delle strade, si allestivano i falò, le focareddhe de Sant’Antoni, le donne uscivano a frotte dalla chiesa dopo aver ascoltato la S. Messa. Alcune donne però non erano andate a messa, erano state chiamate a lavorare. Con riluttanza, ma per bisogno, si erano incamminate a malincuore verso la “fabbrica di tabacco”, opificio dove si preparava il tabacco da consegnare poi alla manifattura. Non c’era tabacco nella fabbrica, ma per evitare che il prezioso raccolto potesse essere aggredito da insetti che ne avrebbero compromesso la qualità, bisognava saturare l’ambiente di un gas a base di solfuro dopo aver chiuso ermeticamente le finestre con nastro adesivo. Era una fase di lavorazione molto pericolosa perché il gas era altamente infiammabile. A sorvegliare le delicate operazioni c’era un carabiniere in servizio all’ingresso. Ma, per distrazione o per superficialità, proprio il carabiniere aveva acceso una sigaretta. All’improvviso, il mozzicone di sigaretta cadde per terra ed un incendio improvviso si propagò nell’ambiente. Il fuoco, divampato in corrispondenza dell’uscita, impediva alle ragazze di mettersi in salvo. Si era al primo piano e le finestre avevano le grate che bloccavano ogni tentativo di fuga. Le povere tabacchine, in gran parte giovani, si trovarono avvolte dalle fiamme alle quali non potevano sfuggire. All’esterno qualcuno tentava di divellere le grate, ma lo sforzo è durato per ore, tra le urla delle ustionate. Quando finalmente, una grata fu divelta, alcune donne, piene di ustioni, corsero presso una fontanina nelle vicinanze con l’illusione di lenire il dolore, ma peggiorarono la situazione, con la carne che cadeva a brandelli dalle dita. La morte prese sei vite ed altre vite furono compromesse nel tempo perché l’inalazione del gas aveva compromesso gli organi interni delle sventurate.

L’avvenimento ebbe grande risonanza sulla stampa nazionale (L’Unità, la Domenica del Corriere) e locale (la Gazzetta del Mezzogiorno).

 

A distanza di tanti decenni, i fotogrammi di quei momenti sono ancora impressi nella memoria di chi era presente. Incisi su un monumento, i versi composti da Maria Roca Montinaro fanno conoscere a chi non era ancora nato gli avvenimenti di quel tragico 13 giugno