

Un portale seicentesco molto elegante, in via Montinari al n. 78, è affiancato da due alte finestre trasformate poi in porte. Al centro della volta del vano carraio che introduce all’ampio cortile, è dipinto il fiore a sei petali (il “fiore della vita”) ed è infisso nella pietra un grosso anello metallico dove si appendeva una carrucola per favorire carico e scarico di prodotti trasportati dai carri. Anche questo era un punto di sosta, a cui era legata la tradizione di essere un porto franco, un rifugio sicuro dove non potevano accedere le forze dell’ordine.
Due iscrizioni colte sono incise sugli architravi delle finestre. Nella prima si legge


NASCIMUR IN LACRYMIS LACRYMABILE DUCIMUS ÆVUM / CLAUDITUR IN LACRYMIS ULTIMA NOSTRA DIES / 1698
NASCIAMO TRA LE LACRIME, CONDUCIAMO LA VITA NEL PIANTO / SI CHIUDE IN LACRIME IL NOSTRO ULTIMO GIORNO / 1698
L’iscrizione è incisa in buono stile ma con caratteri piccoli. Si trova a sinistra del bel portale finemente scolpito, con mensole aggettanti previste per un balcone (mignano) mai realizzato.
Il testo, tratto da Ovidio (Tristia, III, 23) ha continuità di tema con quello della iscrizione incisa sull’architrave della finestra che affianca il portale da destra, al civico 82.


UNDE SUPERBIT (H)OMO CUI-
US CONCEPTIO CULPA
NASCI PŒNA DOLOR VITA NECESSE MORI
PERCHÈ SI INSUPERBISCE L’UOMO DI CUI
IL CONCEPIMENTO È UN PECCATO,
LA NASCITA UNA PUNIZIONE, LA VITA UNA SOFFERENZA, LA MORTE UNA NECESSITÀ
L’iscrizione si ritrova, nella forma Unde superbit homo, cujus conceptio culpa, nasci poena, labor vita, necesse mori, nel De interiori domo (cap.XXVIII) e nelle Meditationes de humana conditione (cap III, 8) di anonimo, attribuite a Bernardo di Chiaravalle, nelle Notæ in Verbum abbreviatum (cap XIV) di Giorgio Galopinus ed in altri testi. Una versione identica a quella dell’iscrizione rilevata compare nei Sermones de Sanctis di Martinus Legionensis, da cui probabilmente è stata tratta.
